Dalla norma alla sicurezza sul lavoro per incrementare efficenza e produttività in azienda – aspetti economici

In molte aziende si attiva l’attenzione sui temi della sicurezza solo in caso di incidente più o meno grave.  Si fa poca analisi delle situazioni di azioni comportamentali non in sicurezza, e dei quasi incidenti. Questo approccio alla sicurezza sul posto di lavoro dimostra che, in questi casi, la sicurezza non è vissuta e respirata in azienda come un assunto culturale, ma è un fenomeno “a latere”.

Obiettivo del nostro lavoro di consulenti è fare in modo che la sicurezza sul posto di lavoro diventi elemento culturale, cioè elemento che permea le azioni e i pensieri delle persone che lavorano in azienda.

Generare la cultura della sicurezza aumenta la possibilità che le persone  agiscano comportamenti di sicurezza  (senza grandi sforzi) coerentemente con gli obiettivi aziendali della salute e sicurezza sul posto di lavoro. In questo modo gli sforzi iniziali di tipo economico sostenuti per organizzare eventi formativi e per gestire qualche riunione in più saranno ben ripagati da:

  • aumento abbattimento del numero degli infortuni
  • di produttività per la riduzione di quasi incidenti che ritardano poi il processo produttivo
  • aumento di produttività per l’effetto sinergico che tali interventi hanno a livello motivazionale delle persone e di sviluppo delle competenze
  • aumento della produttività perché i contributi degli operatori sul miglioramento dei processi di lavoro sono già a prova di efficacia.

Da cosa ci si accorge che la sicurezza per alcune aziende non è ancora un elemento culturale?

Per esempio quando si chiede a qualcuno: “ Dimmi come mai non utilizzi il casco quando fai questi lavori particolari?” Le risposte tipiche sono: “mi dà fastidio, intralcia i movimenti e poi … non lo mettiamo mai”, … oppure  “abbiamo sempre fatto così e non ci è successo nulla”. La persona in questione dice, indirettamente, non ho la “cultura” della sicurezza.

E’ la cultura della sicurezza che porta i lavoratori a comportarsi in un certo modo, cioè la cultura stimola il lavoratore a riflettere, prima di agire, se per quella particolare azione lavorativa o per svolgere quel particolare lavoro occorre indossare il DPI.

Come avviare il processo di costruzione della “cultura della sicurezza”?

1. Affidarsi alla formazione (obbligatoria) sulla sicurezza è sicuramente un passo avanti, ma è solo condizione necessaria ma non sufficiente, in quanto la conoscenza della normativa non modifica le abitudini comportamentali. Anche la definizione di procedure di  sicurezza (come da normativa) non modifica il comportamento.  Esiste il fenomeno psicologico chiamato dissonanza cognitiva (Festinger, 1957) .

2. E’ importante  progettare interventi formativi in cui si supportanto i partecipanti ad allenare le tecniche di osservazione e valutazione dei comportamenti sicuri.  Allenare i responsabili della sicurezza alla osservazione dei comportamenti di sicurezza. Trasferire ai preposti e ai datori di lavoro le tecniche per comunicare con i collaboratori e motivarli alla sicurezza.

3. Il progetto formativo è bene che contenga anche moduli esperienziali su come il Datore di Lavoro e il Preposto imparino a gestire efficacemente il feedabck costruttivo al lavoratore in caso di comportamento non di sicurezza o quasi incidente. Il datore di lavoro e i preposti devono saper gestire anche riunioni di feedback di rinforzo positivo dove sono evidenziati positivamente i comportamenti agiti in sicurezza.

Allenare i lavoratori e i responsabili al riconoscimento e alla osservazione dei comportamenti ha delle ricadute molto positive anche in termini di produttività. Il valore aggiunto generato dal collaboratore, durante lo svolgimento di un lavoro, non è dovuto soltanto al saper fare tecnicamente qualcosa, ma anche al come si lavora.

Intervento Convegno Apos- Fiera del Levante 16 settembre 2013

Comincia la discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *