Il peso delle “diagnosi” e la mancanza di “cultura psicologica”.

Le diagnosi psichiatriche, come tutte le diagnosi mediche sono vissute come una “sentenza”, dal paziente e dai familiari, una emanazione da cui poi scaturiscono conseguenze importanti come poter o non poter usufruire più della propria autonomia, poter o non poter più svolgere alcune attività, potersi occupare o meno di alcune faccende, persino potersi o meno occupare dei propri cari.

Si è scritto molto sulla Dj Viviana e questa storia colpisce anche me per il suo epilogo selvaggio, primordiale di corpi straziati probabilmente da animali selvatici in cerca di cibo come se si fosse materializzato l’inferno primordiale che Viviana viveva dentro di sé.

Viviana era in un equilibrio instabile che si poteva incrinare facilmente sotto il peso dei cambiamenti (maternità, esperienze lavorative, lockdown, quarantena, calo del lavoro). Anche il  peso di una “diagnosi psichiatrica” può destabilizzare maggiormente le già compromesse capacità di adattamento alla vita. Su un foglio rilasciato dall’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto è indicata una diagnosi: il “disturbo” di cui soffriva Viviana è «paranoia e crollo mentale dovuto a una crisi mistica» (Corriere).

Di certo la prescrizione farmacologica in caso di paranoia è pesante, ma dalle immagini si vede che Viviana non fa uso di psicofarmaci: tendenzialmente quel tipo di farmaci a distanza di qualche settimana produce delle alterazioni anche a livello del metabolismo e si sarebbe dovuto notare un certo gonfiore del corpo che non si vede in Viviana (dal 17 marzo ad agosto è tempo sufficiente per alterare il metabolismo) e poi pare che il marito abbia comunque smentito che lei appunto fosse in cura.

Resta però il peso della diagnosi! Una diagnosi che stabilisce che non sei “normale”, che forse non puoi occuparti del figlio? Che sei malato e non un essere umano alla ricerca di un significato profondo della vita. E perché una cosa esclude l’altra?

Diagnosi è quella cosa che “ti categorizza” e stabilisce che non sei all’interno di un range di cosiddetta normalità.

La diagnosi psichiatrica non può essere emessa così, non può finire nella mani del paziente senza che intorno alla diagnosi sia co-costruito un significato con il paziente stesso attraverso un percorso di lavoro psicoterapeutico in grado di “contenere” il disagio psicologico e in grado di “tirar fuori le possibili risorse positive, emotive e mentali” che il paziente possiede e che sono fondamentali per ripristinare condizioni di vita più vicine a procurare benessere al paziente stesso e ai suoi cari.

Ecco perché le diagnosi psichiatriche devono necessariamente avvenire all’interno di una relazione psicoterapeutica “psicologicamente sicura”, dove manca il giudizio, e all’interno della quale prevale il concetto di “prendersi cura di sé”, e non di “curati perché sei malato”!

Inoltre se la diagnosi psichiatrica implica una possibilità di azioni pericolose (per sé e per gli altri) credo sia importante rendere i parenti più prossimi “profondamente consapevoli” del significato profondo di cosa significa quella diagnosi.

La diagnosi è utile ma categorizza solo una dimensione della realtà psichica, la incapacità da parte di Viviana (forse) di tener conto di alcuni dati di realtà per quelli che sono e quindi di agire in modo non funzionale alla salute sua e del piccolo Gioele, ma Viviana era anche una donna alla ricerca di vita, di nuovi significati esistenziali, di nuove prospettive all’interno delle quali collocare la sua vita come membro dell’umanità.

Dentro di lei abitava anche un anelito alla vita, abitavano risorse come la voglia di andare oltre gli schemi di una vita che la cultura moderna chiama normale. Il suo linguaggio era caratterizzato da immagini archetipali che si ritrovano nelle fiabe dei fratelli Grimm (su cui hanno scritto psicoanalisti e psicoterapeuti di ogni orientamento) e che sono espressione dei combattimenti psicologici interiori che appartengono allo sviluppo psichico degli Umani.  Espressioni come “matrigna cattiva”, “scappata nel bosco” e “bara di cristallo” ricordano la fiaba di Biancaneve. Viviana sapeva narrare il suo mondo interiore, descrivere il suo andamento umorale, elementi che fanno presagire come in una relazione psicoterapeutica Viviana avrebbe probabilmente saputo donare nuovi significati alla sua vita di donna, di madre, di moglie, di essere umano in cammino sulla terra.

Espressioni come “matrigna cattiva”, “scappata nel bosco” e “bara di cristallo” ricordano la fiaba di Biancaneve. Viviana sapeva narrare il suo mondo interiore, descrivere il suo andamento umorale, elementi che fanno presagire come in una relazione psicoterapeutica Viviana avrebbe probabilmente saputo donare nuovi significati alla sua vita di donna, di madre, di moglie, di essere umano in cammino sulla terra.

Questo è osservabile in un post su Facebook pubblicato il 7 luglio scorso Viviana racconta come stava vivendo l’esperienza di essere diventata mamma quando scrive:

(…) due anni fa mi sono totalmente e completamente del tutto ancora più estraniata, allontanata, chiusa in un bunker precisamente e vi dirò cari amici che state qui in parte a leggere le mie emozioni… e come se avessi incontrato la matrigna cattiva e fossi scappata nel bosco nascondendomi dal mondo.
La musica? La musica e tutto ciò che facevo è diventata malvagia mi ha “perseguitata” mi ha rinchiuso in una bara di “cristallo” .
Ho cercato di difendermi ho cercato di proteggere me e il mio piccolo ma alla fine è stato il mio cucciolo a darmi il TEMPO e a cliccare il tasto PLAY, a ridarmi il ” RITMO” pian piano…

Nel suo combattimento interiore le forze di vita e di luce, la forza dell’amore faceva a botte con le forze di morte, quelle forze tanatiche quelle che ti portano ad attraversare quell’inferno personale in cui siamo i nemici di noi stessi.

E poi forse il suo viaggio verso “La Piramide della Luce” opera artistica che mi richiama alla mente il mito celtico della cerimonia del solstizio d’estate, festa antichissima compiuta dai Druidi, celebrata  a Stonehenge. Altro elemento che indica la natura archetipale del vissuto di Viviana.

E poi il riferimento alla Bibbia nella sua vita e nella lettera d’amore dedicata al figlio il suo riferimento a te Dio, Padre Nostro

“Buongiorno al mio dolce bambino, buongiorno a tutti i nostri amici, buongiorno a te amore, buongiorno a te caro e amato studio, prima di tutto buongiorno a te, Dio, Padre Nostro, che come ho spiegato al mio piccolo, è Colui che per amore e passione è morto per salvarci tutti. Ci sono comandamenti nella vita e Nostro Signore ci insegna ad amarci rispettandoci a vicenda e rispettando alcune regole quotidiane. L’amore, la passione prima di tutto per ogni cosa. Ci sono momenti nella vita in cui ci smarriamo, momenti in cui abbiamo bisogno di stare un po’ soli. La solitudine è anche un modo per crescere e meditare, fa funzionarie il nostro cervello (…)”

La coscienza di Viviana era sommersa, travolta da archetipi dell’inconscio collettivo e la fede è anche (da un punto di vista psicologico e non teologale dove risiede la scelta spirituale e religiosa di ciascuno di noi) la via per entrare in contatto con la potenza della eredità psichica della umanità.

Jung  scriveva (grazie al lavoro svolto con le allucinazioni dei pazienti psichiatrici) che gli archetipi (immagini) “sono i contenuti dell’ inconscio collettivo, (cioè) i resti,  uguali in tutti gli uomini, di un’umanità antichissima, il patrimonio comune ereditario e intatto da ogni differenziazione ed evoluzione, donato agli uomini al pari della luce e del sole e dell’aria.  ‘Immagini primordiali’ ereditate dall’evoluzione psichica.

L’uomo possiede una  eredità psichica che ci porta ad avere modelli di funzionamento che abbiamo ereditato al pari del colore degli occhi o dei capelli.  Questi modelli di comportamento premono dentro di noi per essere integrati, riconosciuti, sta alla nostra coscienza canalizzarli in modo funzionale. Per dirla come nella fiaba di Biancaneve la “strega cattiva” che vuole uccidere la figliastra perché più bella è una eredità psicologica che è scritta nel nostro psichismo proprio come è scritto nel nostro DNA il funzionamento degli aminoacidi. Questo archetipo emerge dal nostro interiore e quando emerge ci fa male perché va in contrasto con l’amore per il figlio. Viviana aveva la capacità di riflettere su se stessa molto di più di quei genitori completamente inconsapevoli (primitivi) che massacrano i figli di botte o li gettano nel cassonetto della spazzatura.

Le diagnosi psichiatriche sono utili, ma non basta associare e prendere un insieme di farmaci, se poi non riusciamo a sviluppare la capacità di orientare il nostro psichismo. Abbiamo bisogno di una guida, di uno psicoterapeuta che ci accompagni nel viaggio di consapevolezza che resta un evento unico e soggettivo e che è diventare pienamente noi stessi, per realizzare il nostro essere, non per adattarci ad un mondo fatto di convenzioni, di cosiddetta normalità.

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