Incontro con l’archetipo della Trasformazione al tempo del Coronavirus

Per alcuni questo momento di isolamento dovuto al contenimento del contagio da Coronavirus non è solo una privazione sociale o un’occasione per annoiarsi, in realtà è un periodo duro perché ci propone il confronto con la morte, con tutto ciò che finisce, tutto ciò che si trasforma.

L’ immagine con cui facciamo i conti in alcuni momenti della nostra vita è quella della morte, per qualcuno di noi è occasione di incontro con l’immagine archetipica interiore e inconscia (insieme di bisogni, impulsi, pensieri, sentimenti) che riguarda la morte, la fine o la separazione. Possiamo chiamare questa immagine interiore con il nome di “Distruttore, “Angelo della morte”.

Archetipo è uno schema o modello di comportamento alla base della nostra mente e ne determina condotta e pensiero. Quindi gli archetipi, sono la nostra l’eredità psicologica inconscia, frutto di millenni di evoluzione e sono schemi di comportamento e di condotta che caratterizzano lo psichismo. Jung ha strutturato la psicologia del profondo attraverso la teorizzazone degli archetipi e poi Neuman e Hilman psicoanalisti suoi allievi hanno continuato ad elaborare la teoria degli archetipi.

Gli archetipi si costellano nella nostra vita a prescindere dalla nostra volontà. Si tratta di impulsi, bisogni e atteggiamenti che emergono dal nostro inconsapevole. Le fiabe classiche e la filmografia fantasy è piena di rappresentazioni archetipali.

Quando irrompe l’ archetipo della trasformazione, ad un certo punto della vita, scopriamo che tutto ciò per cui abbiamo lavorato, tutto ciò per cui abbiamo vissuto non esiste più. Quello in cui abbiamo creduto è finito nel nulla, è in pericolo.

Proviamo un senso di impotenza e di ingiustizia verso la vita, verso forze più grandi di noi, ci sentiamo in balia del fato, con la sensazione che ci sia caduto il mondo addosso. Ci sentiamo falliti, vuoti, delusi, amareggiati, andiamo in pezzi e la vita non ha più senso. In quei momenti si è attivo il Distruttore che è in noi, ma non è un nostro nemico.

In queste circostanze il distruttore  (questi pensieri, sentimenti e anche immagini) che abita dentro di noi emerge per dirci qualcosa, si presenta per ricordarci che forse abbiamo riempito la nostra vita di “illusioni”, in ludere, entrare nel gioco. Forse per dirci che poiché non crediamo in noi stessi facciamo un lavoro che non ci piace, oppure vuole suggerirci che lasciare andare un progetto per via di circostanze esterne ci fa liberare energie creative per pensare al futuro; il distruttore ci aiuta a separaci da relazioni che non funzionano così da trovarci aperti a nuovi incontri, ci suggerisce di sbarazzarci di modi di pensare che sono limitanti e questo poi ci permette di credere di più nelle nostre qualità e nei nostri talenti, il messaggio è lasciare tutti i condizionamenti e aprirci a nuove esperienze.

Se riusciamo a stare con l’immagine di noi che siamo nella fase del distruttore, e a sentire l’odore e il sapore che emerge nella bocca e ancor più a sentire la paura e l’angoscia di quando siamo immersi in questa immagine più possiamo trarre qualcosa di buono per noi. Evitare il contatto con il nostro essere distruttore distraendoci, ostinandoci a insistere su ciò che non c’è più, o a recriminare sui fallimenti, prendersela con gli altri in realtà allunga lo stato di pena (impotenza, paura, ecc), perdiamo una opportunità di capire cosa e chi siamo davvero e come andare avanti.

Per esempio chi soffre di ipocondria o di attacchi di panico prima o poi deve accogliere quella immagine di sé come distruttore che ad un certo punto della vita si è presentato quando si è infranto un sogno o si è perso qualcuno.

Come si accoglie il distruttore? con gli occhi della mente contemplando la fine e il cambiamento di ogni cosa, accettando il fatto che la morte fisica esiste ed esiste la fine, si incontra con il cuore provando paura e imparando a stare con la paura in tutte le sue forme (del futuro, della morte), ma il nostro distruttore si accoglie con le viscere cioè percependo anche le reazioni del corpo, dove abitano le emozioni di angoscia? Come peso sul corpo, come contrazione muscolare o sapore spiacevole. Cogliere senza giudicare, forse poi riusciamo anche ad ascoltare qualcosa.

Il nostro distruttore ci porta informazioni di cosa è essenziale nella nostra via, ci indica la via del cambiamento lasciando il passo a nuove idee, ci dice in che modo rinnovare la nostra motivazione, ci lascia la libertà di capire se stiamo seguendo davvero il nostro talento o no. Agisce tramite abbandono, frantumazione, la rottura degli schemi: questi sono tutti elementi che ci permettono poi di aprirci a nuoce prospettive.

Il distruttore ci aiuta a lasciare andare ciò che non è più, o non ci fa bene, ci dice che è giunta l’ora di chiudere con qualche atteggiamento, modo di fare o  un’attività che andava bene fino ad ora, ma che ora non ci permette di crescere oltre.

E’ questa immagine che ci sta dicendo qualcosa attraverso i pensieri e immagini catastrofici, sentimenti di paura e tristezza che dobbiamo accettare che tutto cambia,  noi stessi ogni giorno siamo diversi dal giorno prima, tutto ha una fine.  Si presenta per ricordarci che dobbiamo lasciare andare qualcosa che non funziona più, che ci fa male. Per esempio una relazione che crea sofferenza per certi versi, una lavoro che seppure bello presenta delle cose che non ci fanno stare bene o non fanno bene a chi ci circonda, dobbiamo lasciare andare certi atteggiamenti verso la vita.

Ma archetipo di trasformazione ci da anche gli strumenti per trasformarci, per rinascere. E quali sono questi atteggiamenti e come si attivano? Intanto si attivano se scegliamo di farlo compiendo piccoli azioni mentali o fisiche.

  1. Fiducia nei nostri talenti e nelle nostre qualità: intuizione, creatività determinazione che abbiamo usato altre volte e che ora dobbiamo avere fiducia
  2. Nutrire speranza, ma verso cosa? Verso l’idea, la visione che ho di me stesso, una prospettiva di me che mi fa stare bene. Come mi vedo  in una relazione?, come mi piacerebbe vivermi al lavoro? Orientare il mio desiderio verso questa immagine di me e nutrire speranza, credere che questo accadrà
  3. Sviluppare un atteggiamento compassionevole (non di giustificazione, ma neanche giudicarci. Siamo spesso molto crudeli con noi stessi, spesso ci rimproveriamo di non essere stati accorti o prevenuti, ci giudichiamo incapaci per via di un fallimento, ci sentiamo colpevoli perché una relazione non va bene… o ci arrabbiamo con gli altri, il mondo ..ecco questo significa avere un atteggiamento crudele. Un atteggiamento compassionevole è invece sentire affetto per quella parte di noi che ha fallito, che ha accettato un compromesso dannoso per anni. Atteggiamento compassionevole significa anche darsi il tempo per rinascere.
  4. A volte spesso siamo compassionevoli con gli altri e non con noi stessi.

Tutto cambia, tutto finisce e rinasce. E’ scritto nel nostro psichismo.

In questo momento l’archetipo della trasformazione si è attivato per l’intera umanità, evidentemente ci chiede di abbandonare come umanità alcuni atteggiamenti dannosi per l’umanità e per il piante, ma ci chiede anche di cogliere quali sono i talenti dell’umanità, di nutrire speranza in una umanità migliore,e di sviluppare un atteggiamento più compassionevole.

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