Siamo sicuri che la libertà conquistata o ritrovata nel mondo corrisponda sempre ad una occasione di libertà interiore?

Quando ci sentiamo liberi interiormente in certe circostanze? Quando, pur avendo la libertà di fare quello che vogliamo, ci sentiamo come “prigionieri”?

Carlo, infatti, durante il colloquio mi dice che le restrizioni sociali a cui ha aderito per proteggersi dal contagio della pandemia da Covid19 gli hanno dato la possibilità di scoprire nuove forme di libertà interiore. Carlo è uomo affermato e con una brillante carriera lavorativa, conduce vita agiata e coltiva liberamente tanti interessi sociali e familiari.

Francesca, durante il suo colloquio racconta che ha paura di riprendere la sua vita di prima, paura di tornare a sentirsi incatenata da obblighi, orari. Persone molto diverse tra loro ma che hanno aumentato i gradi di libertà nella loro vita sperimentando un senso di leggerezza e una gioia intensa perché sono entrati in contatto con le motivazioni profonde del loro psichismo.

Quali sono le prigioni interiori?

Le pressioni del Falso sé: tentare di corrispondere alle aspettative, immagine che abbiamo interiorizzato di noi stessi, di chi dovremmo essere!

La prigione degli attaccamenti: essere attaccati, cioè dipendenti da cose o persone ci rende schiavi della paura di perdere ciò che abbiamo e schiavi della rabbia quando le cose non vanno come vogliamo. Essere schiavi vuol dire perdere la libertà di scegliere altri modi di agire e reagire a certe situazioni se non quelli dettati dalla paura o dalla rabbia.

La crudeltà e la severità delle voci interiori, quelle che sibilano nello sfondo dei nostri pensieri: “tu devi”, “è colpa tua” “vergognati” ”te lo avevo detto”. Sono voci interiorizzate dure e  severe che giudicano i nostri pensieri, le azioni e le emozioni che proviamo e questo costante giudizio genera una “sincope” psicologica.

Alcune considerazioni.

La prima che mi viene in mente è che siamo abituati a parlare di libertà come principio generale.  E’ importante vivere in un mondo che permette ampi margini di libertà, ma la libertà esteriore non implica automaticamente la libertà interiore. Meglio sarebbe meditare sulle tante forme di libertà interiore.

La seconda è che conquistare gradi di libertà interiore disorienta, spaventa e addirittura paralizza perché chiede la responsabilità faticosa di lasciare un porto sicuro (il conosciuto) per navigare in mare aperto con orizzonti ampi e disorientanti (fare scelte, dire cose che non abbiamo mai detto, lasciare andare quello che ormai ci fa solo del male, ecc.), in più, il rischio di affrontare tempeste pericolose (confronti accesi, fallimenti, errori). Se non c’è un vantaggio percepito a che pro ampliare i margini di libertà?

Spesso abbiamo bisogno di una guida psicologica per immergerci nell’ascolto dei bisogni più profondi del nostro psichismo.

La terza è che coltivare la libertà interiore richiede destrezza e agilità mentale per vedere le cose da altri punti di vista,  capacità di coltivare l’ascolto interiore per capire dove andare, padronanza di sé stessi per scegliere consapevolmente in ogni circostanza, amor proprio e amore per gli altri per andare avanti con fiducia: tutto questo è faticoso all’inizio. Spesso la spinta che ci induce ad ampliare il grado di libertà interiore è il malessere psicologico. Quando il nostro processo di autorealizzazione preme per dispiegarsi nella vita e non trova ascolto, allora si fa sentire con sintomi fisici, attacchi di ansia, e disagi esistenziali di vario genere. Anziché prenderci psicofarmaci o ansiolitici potremmo invece ampliare le gabbie e forse persino aprirle definitivamente.

Nell’esperienza terapeutica si possono allentare le strette di queste prigioni e questo migliora di gran lunga la qualità del nostro benessere psicofisico.

Ci è dato di fare esperienza della libertà, completa e assoluta?

Possiamo vivere sprazzi di libertà assoluta, assaporare sprazzi di libertà nella sua interezza quando, coltivando la pratica della meditazione e dopo aver slegato molti lacci e lacciuoli psichici, facciamo esperienza  del momento presente in modo non giudicante e senza attaccamento ai pensieri che sorgono. “Quando la mente non è catturata dai pensieri del passato e del futuro e non è attaccata al presente allora sperimentiamo la libertà dal tempo e dallo spazio per entrare in uno sprazzo di eternità” (Suzuki, D.T.)

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