Laura Conte

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senza parole

Le Parole nel corpo: viaggio tra mente e corpo

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“Quando proviamo qualcosa di poco tollerabile perchè è fuori dalla nostra zona di confort, qualcosa di diverso dalle nostre aspettative, può essere anche qualcosa di bellissimo, ma che va oltre i criteri di vita, la prima risposta avviene nel corpo, ci irrigidiamo o ci paralizziamo (dipende dall’intensità dell’accadimento), e restiamo senza parole”.

Damasio (Damasio, 1995) suppone che le immagini siano la base della mente; avere una mente significa che un organismo forma rappresentazioni neurali che possono divenire immagini, essere manipolate in un processo chiamato pensiero e alla fine influenzare il comportamento aiutando a prevedere il futuro, a pianificare di conseguenza e a scegliere la prossima azione.

Abstract Wall Decor Park Painting On Canvas By…Gli accadimenti della vita sin da sempre strutturano ricordi sotto forma di immagini impresse nelle mente, alcune di queste immagini sono coscienti e sono la nostra memoria consapevole, quella narrativa, autobiografica.  La memoria narrativa come insieme di immagini  di fatti accaduti e dei relativi significati ad essi attribuiti, ci permette di orientarci nel mondo. Grazie alla memoria narrativa costruiamo il significato delle nostre esperienze, alimentiamo l’immagine di noi stessi nel mondo. Grazie ad essa ci proiettiamo nel futuro, pianifichiamo, narriamo e interpretiamo la realtà che ci circonda in modo coerente con la nostra visione del mondo e di noi stessi nel mondo.  Raccontiamo con parole chiare e logiche il significato di ciò che ci accade e chi siamo noi in quella situazione.

Attribuiamo significato a ciò che ci accade in funzione di tutti i significati che si sono stratificati nel tempo della nostra vita e in base a come  vorremmo essere nel futuro. La capacità di fare un racconto coerente degli episodi della vita, la capacità di fare valutazioni degli accadimenti coerenti con i propri principi di vita è un elemento distintivo di uno stile sicuro di relazione con il mondo. Ad esempio se il mio responsabile mi fa una sfuriata davanti a tutti ed io immediatamente mi racconto che il mio capo può pure avere ragione, ma quel tipo di reazione è inappropriata in quel contesto, tale narrazione è utile per assumermi la parte di responsabilità, ma anche per attribuire all’altro la sua incompetenza nel dare feedback efficaci.

Non tutte le immagini che si strutturano come effetto di accadimenti sono registrate ad un livello di consapevolezza, alcune di esse sono registrate nella memoria sensoriale, memoria del corpo. Questa memoria funziona grazie alla parte più arcaica del nostro cervello quella che è già in azione sin dai primi giorni di vita. L’apprendimento nelle memoria sensoriale avviene attraverso la percezione sensoriale, attraverso l’effetto che le situazioni ambientali e le parole che ci vengono dette, producono nel corpo. Gli effetti-immagini sono depositate nei meandri del nostro corpo, e sono fuori dal grado di consapevolezza. Sono immagini depositate alla bocca dello stomaco e funzionano come il “marcatore somatico” (Damasio, 1995) o sono depositate in alcuni muscoli, nell’intestino, nel cuore, in gola, negli occhi, ogni distretto del corpo è possibile habitat per la memoria sensoriale. Ogni pezzettino del nostro corpo è un cassetto ricco di immagini, “effetti” che quella situazione o quella frase in quel momento, quel giorno ha generato in noi.

senza paroleTra memoria sensoriale e memoria narrativa dovrebbe esserci un continuum, ma le logiche intellettuali dei nostri tempi spesso interrompono questo continuum. Poco volgiamo la nostra attenzione a come cambia il respiro, a come si irrigidisce un muscolo o a come risponde il nostro cuore a degli accadimenti. Il rimprovero subito da parte del proprio responsabile in un contesto inappropriato può aver creato la chiusura dello stomaco, oppure una tachicardia o aver incurvato le spalle. La memoria sensoriale ha registrato qualcosa da qualche parte nel corpo.

Quando proviamo qualcosa di poco tollerabile perchè è fuori dalla nostra zona di confort, qualcosa di diverso dalle nostre aspettative, qualcosa di imprevisto o semplicemente qualcosa che va oltre i nostri principi di vita la prima risposta avviene nel corpo, ci irrigidiamo o ci paralizziamo (dipende dall’intensità dell’accadimento), restiamo senza parole.

La verità è che ci mancano le parole per descrivere qual è significato di ciò che sta accadendo, non abbiamo parole per costruire frasi di senso compiuto che possano narrare ciò che accade dentro di noi. La nostra memoria sensoriale ha costruito immagini attraverso i sensi del nostro corpo, ma esse restano lì richiuse come in una prigione. Mancano le parole per narrare ciò che accade dentro di noi.

Che vuol dire che mancano le parole?

Vuol dire che mancano le parole per descrivere ciò che accade in termini emotivi e cognitivi, ma quello che è più difficile e che le parole che troviamo non corrispondono a nessun principio di coerenza o principio logico che ci rappresenta.

Siamo abituati a pensare che le immagini sono qualcosa che attiviamo consapevolmente, ma nel nostro corpo, nella nostra memoria sensoriale o percettiva, quella che funziona al di sotto del grado di consapevolezza, si “archiviano” infinite immagini che impattano sul nostro sistema neurofisiologico sino a condizionare i nostri pensieri, le nostre valutazioni della realtà.

Gli accadimenti della vita che ci lasciano senza parole, sono quindi quelli che escono fuori dal sentiero tracciato del nostro progetto di vita, accadimenti complessi come fare scelte importanti, ad esempio un percorso di studi, trasferirsi in una nuova città, oppure accettare una nuova vita in arrivo, cogliere un nuovo amore, subire una perdita affettiva importante,

narcisista+patologicoA questo punto ci restano due percorsi da seguire: fare finta di niente e continuare a dare una lettura della realtà generalista in base ai principi noti ereditati dalla memoria narrativa, o cominciare ad esplorare quali sono gli apprendimenti inconsapevoli della nostra memoria sensoriale. Ad esempio nel caso del rimprovero maldestro del capo potrei continuare a ripetermi che sono una vittiam

La prima scelta ci porta a non vivere nessun grado di consapevolezza sensoriale, continuare a narrare la nostra esperienza forzando il significato nell’unica direzione che conosciamo.

Scegliere la seconda strada significa lasciare le forzature interpretative necessarie a mantenere coerente l’immagine di noi stessi nel mondo per ascoltare cosa accade dentro di noi e ascoltare le parole del corpo.

Una donna forte, coraggiosa che aveva sempre affrontato la vita a muso duro contando solo sulle sue forze si raccontava come donna che aveva superato momenti drammatici della vita (davvero aveva affrontato e gestito con un eroismo senza eguali momenti durissimi della sua esistenza) e che ora però era “malata, fragile e debole” a causa della sua incapacità di concentrarsi, di non avere più stimoli verso nessun tipo di obiettivo di vita professionale e personale, incapacità di stare da sola in casa o di camminare da sola a causa degli attacchi di panico paralizzanti che stavano dominando la sua vita. L’unico significato attribuito quindi a questa sua esperienza “limitante” era di malattia, debolezza, con relativo vissuto di sufficienza e ombra di disprezzo verso se stessa.

Non tolleriamo salti logici, non sopportiamo passaggi mancanti. Non sopportiamo sospensioni di significato tra ciò che è e ciò che vorremmo che fosse.

Cerchiamo di riempire le incoerenze e, se non possiamo riempirle con un significato adatto a noi, le evitiamo, cambiamo argomento. Questa coerenza ci offre continuità e congruenza ma non è solo un vantaggio. Molte volte questo bisogno di coerenza ci rende rigidi e inflessibili. Attaccati al romanzo della nostra vita come già scritto e concluso, senza la possibilità di ulteriori capitoli.

La ricerca di questa narrazione di noi e di ciò che ci accade in modo sempre coerente con l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi  è un ostacolo quando ci fa spingere tutti i significati in una direzione: episodi diversi tra loro e accadimenti diversi tra loro  diventano una ripetizione della stessa tragedia, commedia, storia. Mentre la nostra memoria sensoriale prova a dirci che ha appreso qualcosa di diverso.

Come uscire dalla trappola della coerenza a tutti i costi?  

Per uscire dalla trappola della coerenza a tutti i costi occorre “saper stare senza parole” per un po’. Dare il tempo al nostro corpo di strutturare nuovi pensieri.

Ogni  episodio è un episodio a se stante nella storia della vita e rispetto alla vita degli altri, non possiamo fare di tutte un erba un fascio. Più ci permettiamo di tollerare le sospensioni di significato più siamo in grado di cogliere la novità e di seguirla. La memoria del corpo non segue nessuna coerenza logica, essa si esprime con le sensazioni del corpo e più sono ignorate più si trasformano in sintomi: peso sullo stomaco o sul petto, mal di testa, nausea, dolori muscolari, insonnia, tachicardia, coliche. Direi che ogni lettore può continuare da solo il suo elenco. E’ fondamentale come dice Lowen dare parole al corpo, parole nuove. La memoria del corpo parla piano, sottovoce e utilizza le reazioni neuro-fisiologiche per scrivere le sue immagini.

La memoria narrativa è veloce, sintetizza le informazioni e ha sempre una risposta pronta con cui interpretare la realtà. La memoria narrativa non è che commette errori però semplifica in modo eccessivo la realtà, per quanto elaborata possa essere la memoria narrativa è giovane rispetto alla memoria sensoriale che si è affinata in milioni di anni. Quando la memoria narrativa è lontana da quella del corpo possiamo registrare importanti stati di disagio psicofisici.

A seconda del tipo di accadimento trovare parole nuove richiede tempo!

Che fare quando non abbiamo parole?

psicoterapiaPermettendoci il silenzio interiore, concedendoci la possibilità di ascoltare anche altro oltre alle prime riflessioni che giungono alla mente, potremmo trovare parole nuove con cui significare ciò che ci accade e chi siamo.

Alcuni accadimenti soprattutto quelli che ci lasciano un certo “disagio” ci lasciano “a bocca aperta” o semplicemente accadimenti bellissimi ma inaspettati che non sapremmo descrivere hanno già impresso nella memoria sensoriale un messaggio.

Alcuni accadimenti che non avremmo mai immaginato o pensato potessero succedere nella nostra vita richiedono tempo, un lavorio costante sull’ascolto delle sensazioni di tutti i tipi: dolore, tensione, eccitazione, brividi. Quando restiamo a bocca aperta perché non avremmo mai pensato di reagire in un certo modo in quel contesto o con quelle persone siamo disposti a scoprire qualcosa di nuovo su di noi permettendoci di lavorare sull’evento come unico e a se stante, volgendo l’attenzione alle sensazioni del corpo, e alle emozioni che da esse scaturiscono.

Come si accede alla memoria del corpo?

Se siamo stanchi (perché alla fine è un film già visto) di raccontare le nostre esperienze sempre con gli stessi principi, gli stessi che utilizziamo per codificare in modo generale le nostre storie e quelle degli altri, allora  è necessario che mente del corpo e mente narrativa siano in dialogo.

Risultati immagini per seduta di psicoterapiaPossiamo accedere alla memoria del corpo attraverso la capacità di riflessione consapevole cioè aperta alla possibilità di percepire le sensazioni del corpo e le emozioni. Attraverso l’ascolto e l’accoglienza di tutte le possibili immagini che quell’evento fa scatenare anche se non coerenti con il resto della nostra esistenza. In tutte le sessioni di psicoterapia del benessere si lavora per riconnettere il dialogo tra corpo e mente.

Il corpo si ascolta attraverso le meditazioni Mindfulness. Con la meditazione assumiamo una posizione di osservatori o testimoni della nostra esperienza e, allo stesso tempo, la percepiamo senza giudizio. Più gli strumenti della mente del sensoriale sono allenati, più è possibile lasciar andare la realtà per quella che è. Con la meditazione possiamo cogliere il flusso energetico di ciò che ci accade, di scoprire che non siamo i proprietari di questo flusso, ma di cogliere il modo migliore per orientare le nostre scelte. Ci vuole il tempo che ci vuole.

La mente del corpo ci insegna che vivere è una meravigliosa avventura, un viaggio durante il quale impariamo a guardare con gentilezza il mondo che ci circonda prendendoci cura di noi e di tutte le persone che amiamo.

Damasio, A.R. (1995) Errore di Cartesio, Adelphi – Milano

 

 

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