Laura Conte

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Manager felici fanno i collaboratori soddisfatti! (dal libro Leader Felici- PM edizioni)

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Perché la ricerca della felicità è un viaggio importante per un leader-manager, responsabile di un gruppo di persone? Le felicità è un’emozione e come tale è contagiosa. Col termine “contagio emotivo” raggruppiamo tutte quelle forme di condivisione emotiva immediata ed involontaria, caratterizzate da assenza di mediazione cognitiva. Si tratta di reazioni automatiche agli stimoli espressivi manifestati da un’altra persona: l’emozione è dunque condivisa non in modo intellettuale, ma in modo diretto, semplicemente stando a contatto diretto con le persone.

Daniel Goleman, Richard E. Boyatzis e Annie McKee (2012)  affermano che i fattori che concorrono a caratterizzare le aziende più floride sono certamente complessi, ma le ricerche condotte dagli autori suggeriscono, tra gli altri, l’atmosfera – lo stato d’animo generale dei collaboratori – come elemento che incide nella misura del 20-30 per cento sulle prestazioni. stella-a-5-punteIl team leader con il  Sé  (la sua identità) in equilibrio vive e genera benessere intorno a Sé, perché dispone di tutte le risorse necessarie per costruire relazioni con l’ambiente soddisfacenti e arricchenti per sé e per gli altri.

La percezione che i collaboratori hanno del clima del gruppo dipende per il 50-70 per cento circa dalle azioni relazionali con il loro leader diretto (Goleman, Boyatzis, Mckee, 2012). Più di chiunque altro, il team leader crea le condizioni che influenzano direttamente, nei singoli collaboratori, lo stato emotivo, l’umore condizionando così le loro prestazioni. La felicità di un manager non è più quindi una dimensione personale, ma diventa un elemento fondamentale nella gestione del ruolo organizzativo in quanto fattore essenziale per il successo di un gruppo di lavoro. Quindi la capacità del leader di vivere la felicità è collegata con il benessere delle persone che fanno parte del gruppo e quindi sulle loro prestazioni! Quindi i manager eccessivamente nervosi, irascibili, o assenti perché presi dalle attività, team leader colpevolizzanti e punitivi o lassisti sono responsabili del clima del gruppo molto più dei singoli membri di gruppo e questo incide sulla prestazione dell persone.

Come ricercare la felicità? Benessere del sé: la felicità a 5 punte

L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che la salu- te «non è l’assenza di malattia o infermità, ma è uno stato completo di benessere fisico, mentale e sociale».

La persona, e quindi il suo Sé, è un organismo capace di autoregolazione e volto al soddisfacimento dei propri bisogni, alla ricerca di equilibrio, autonomia, espressione di sé, tesa allo sviluppo e all’affermazione delle proprie potenzialità.

Secondo l’approccio gestaltico nessun organismo può essere considerato indipendentemente dalle sue relazioni con l’ambiente e al di fuori del campo organismo-ambiente di cui è parte.

Ciascun essere umano non può essere compreso se non al- l’interno delle sue relazioni interpersonali, così la descrizione di qualsiasi ambiente non può che coincidere con la percezione — o con la prospettiva soggettiva — di chi quell’ambiente osserva. Attraverso la relazione con l’ambiente si forma il Sé della persona ed attraverso il Sé che poi l’individuo tesse e gestisce le relazioni con il mondo circostante.

Quindi l’identità personale, il Sé, è supportato o impoverito dalla qualità delle interazioni relazionali di condivisione e separazione che ciascuna persona ha con gli altri, con le attività da svolgere.

È importante che il Sé del manager presenti un buon grado di equilibrio e benessere per fronteggiare con efficacia il contesto lavorativo complesso, incerto e in continuo cambiamento.  Obiettivi da raggiungere sempre più sfidanti, la gestione delle persone con diversi gradi di motivazione e soddisfazione, incontri con i clienti, pressioni da parte del management, necessità di cogliere segnali deboli del cambiamento per poter rispondere con efficacia ai cambiamenti richiesti dal mondo circostante. Al manager di oggi occorrono risorse in grado di alimentare la forza con cui affrontare il suo lavoro. Lo psicologo francese Serge Ginger (Ginger, 1995) rappresenta le risorse che utilizza il Sé e di cui si nutri in termini energetici con la figura della stella a 5 punte. La figura esprime un’immagine metaforica dell’essere umano, armonica ed unitaria, in cui le cinque punte della stella definiscono schematicamente le “cinque dimensioni principali dell’attività umana tramite le quali la persona alimenta il suo senso di identità personale”.

Questi poli interagiscono fra loro in un sistema, determinando ed orientando scelte anche in funzione della cultura di riferimento.

Il vertice della stella rappresenta il polo razionale, mentale delle persone, il mondo delle idee e la sede della creatività. Tutte le attività come la formazione, l’acquisizione di conoscenze, il confronto tecnico con gli altri, l’aggiornamento professionale o semplicemente soddisfare letture e conoscenze che nulla hanno a che fare con il lavoro servono per alimentare la dimensione mentale. Dedicare del tempo alla conoscenza, restare aperti a ciò che ancora non si conosce significa alimentare il polo razionale. Un manager sempre in affanno rispetto ai tempi lavorativi potrebbe dedicare poco tempo alla formazione professionale o più in generale alla lettura di ciò che lo appassiona, impoverendo un elemento del suo Sé.

I vertici laterali raffigurano le braccia, che rappresentano l’idea delle relazioni che gli individui coltivano con gli altri. Da un lato, (quello sinistro) troviamo l’affettività, il cuore, il mondo dei sentimenti, la propensione a costruire relazioni d’amore e di amicizia particolari e nutrienti. Questo polo si alimenta dedicando il giusto tempo e la giusta cura al partner, ai figli, agli amici più stretti. Troppo spesso nel pieno della maturità professionale ci si accorge di aver sottratto troppo tempo agli affetti cari, alle persone che si amano. Oppure di non aver saputo godere della ricchezza generata dall’affetto ricevuto dalle persone amate. O in altri casi ci si accorge di aver tradito se stessi adattandosi ad una relazione affettiva impoverente.

L’altro vertice rappresenta il polo propriamente sociale, i luoghi culturali, gli altri, la polis in generale. Per alimentare il polo sociale occorre dedicare tempo in modo da partecipare ad eventi sociali, partecipare o esprimersi attraverso eventi socio-culturali di più grande respiro. Partecipare ad attività di volontariato, coltivare uno sport o un hobby, partecipare alla vita attiva di associazioni, semplicemente prendersi cura del proprio gruppo degli amici, alimentando relazioni intense, imparando a tralasciare quelle relazioni vuote. Imparare a nutrirsi del semplice vivere insieme pezzi di vita.

I vertici inferiori della stella rimandano alle radici dell’uomo. Il vertice posizionato a sinistra si riferisce al corpo materiale, nel senso fisico del termine. Alimentare questa dimensione significare dedicare attenzione ai bisogni fisici del corpo, curare le malattie, dedicare tempo ad alimentare il benessere sotto tutte le forme possibili, dalla cura dell’abbigliamento sino alla cura del corpo attraverso sport, attività di benessere e bellezza. Riprendere e curare il fisico anche attraverso il rispetto del riposo quotidiano è funzionale ad alimentare il polo fisico. Infatti, uno dei primi sintomi di ansia e di stress è l’insonnia, l’incapacità di recuperare fisicamente il benessere del corpo.

Per quanto il polo fisico così descritto appaia banale nella sua descrizione, non sempre le persone sono in grado di entrare in contatto con la dimensione fisica del corpo. Molto spesso questa dimensione è gestita come la moda insegna per cui la cura del corpo serve solo a corrispondere ad immagini sociali. In questi casi se la persona non è in contatto con l’esperienza del prendersi cura del proprio corpo, la gestione di questa dimensione resta solo apparenza. Alcun beneficio ne è tratto.

Il polo opposto, quello a destra, rappresenta l’area metafisica, valoriale, spirituale e ideologica. Questo polo rappresentala capacità di attribuire senso e significato alla vita. Questa rappresentazione non è solamente uno schema astratto di carattere filosofico-concettuale. In questa dimensione troviamo l’uomo che cerca il senso delle cose attraverso la fede, sceglie una sua forma di spiritualità che può andare dalla meditazione a tantissime altre forme di elevazione spirituale. Questa è la dimensione che esprime il “credo” della persona. Dalla cura di questa dimensione che l’uomo da l’impostazione valoriale ed ideologica alle sue scelte. Esplorare e coltivare tutto ciò che trascende la vita caduca e da all’uomo uno slancio verso l’infinito. E’ la dimensione dell’insight spirituale attraverso il quale si entra in contatto con un’energia profonda, intensa. E’ la scoperta di sé come

Il modello di Ginger è una struttura con cui identificare eventuali disequilibri nella vita di una persona in alcune fasi della sua vita

Alcune persone vivono la vita con un eccesso di sbilanciamento verso il polo fisico e materiale del corpo come cura della fisicità e dell’apparire belli e sani rispetto al polo spirituale che serve per dare un senso alla propria vita. Quindi, una presenza eccessiva di attenzione al corpo e alla cura dell’immagine fisica di sé, a scapito di una ricerca metafisica sul senso della propria vita e sul valore delle cose, rende poi difficile accettare i cambiamenti del corpo e i limiti che questo approccio alla vita presenta.

Il Sé è in equilibrio quando la persona pone un’equa attenzione a tutte e cinque le dimensioni. È attenta nel cogliere le carenze in uno di questi poli e trova il modo per alimentare l’area di cui riesce ad ascoltare il bisogno. Purtroppo il rumore che circonda la vita quotidiana e il litigi che caratterizzano i personaggi del teatro interiore di ciascun essere umano rendono complicato il viaggio verso l’ascolto dei propri bisogni. In questi casi la scorciatoia più utilizzata per risolvere il soddisfacimento dei propri bisogno è cogliere quelli che sono stati introiettati dalla famiglia o dalla società, ma che non sempre corrispondono con i bisogni più intimi della persona.

La vita stimola esperienze di contatto con se stessi quando  pone l’essere umano davanti a situazioni di separazione intense come perdere il lavoro, una persona cara, un trasferimento in altro luogo.

Ad ogni modo,  la persona che alimenta il soddisfacimento dei propri bisogni coglie il meglio di quello che le persone e le situazioni possono dare, fornisce il meglio di ciò che può fare e dare e all’occasione sa anche separarsi da persone o chiude situazioni, così come all’occasione tesse relazioni intense e durature, si coinvolge intensamente in progetti lavorativi.

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