“Riprendi in mano la tua vita”

Sono tante le ragioni per le quali ci stiamo rivolgendo verso la consapevolezza, non ultima forse l’intenzione di conservare la nostra salute mentale o di recuperare il senso delle proporzioni e o il significato delle cose, o anche solo di tenere testa al tremendo stress e alla grande insicurezza del nostro tempo …in effetti limitarsi a sedere e a stare tranquilli per un po’ di tempo per proprio conto è un atto radicale di amore.” Jon Kabat Zinn

“Riprendi in mano la tua vita”! Ci sono dei momenti in cui sentiamo chiaramente bisogno emergere dal di dentro di noi stessi, quasi fosse un imperativo da seguire.

Questa voce arriva quando la vita ci propone una delusione, quando quello verso cui abbiamo profuso le nostre energie ci delude, svanisce, si frantuma.  Un mancato riconoscimento professionale dopo aver investito tutte le nostre risorse motivazionali, il tradimento di un’amicizia a cui avevamo dedicato tanto del nostro tempo sono occasioni che scatenano la voglia di riprendere il timone della nostra vita. Ricevere una critica troppo aspra e intima rivolta a noi da chi mai ce lo saremmo aspettati e verso il quale abbiamo sempre avuto grande comprensione, la separazione da una persona importante a cui avevamo donato il nostro affetto, la perdita del lavoro nonostante anni di dedizione sono esperienze dolorose che però ci possono far riflettere.

Protrarre nel tempo il rancore verso chi ci ha feriti o deluso, nutrire rabbia verso chi non ha soddisfatto le nostre aspettative ci impedisce di volgere la nostra attenzione proprio dentro di noi dove ci sono le nostre risorse nascoste, risorse a cui fino ad ora non abbiamo creduto!

Quando perdiamo il senso di governo della nostra vita è perchè ci siamo sbilanciati verso il mondo esterno. Abbiamo bisogno di conquistare una posizione sociale, del danaro o mantenere l’immagine ideale di noi stessi per sentirci amati, protetti o per sentirci accettati.

Arriva il tempo in cui sentiamo la voglia di riprendere il “controllo” di noi stessi e non sentirci più in balia del mondo esterno. Quando le cose non girano più nel verso a noi comodo è tempo di trovare le forze per scegliere di fare ciò che è in sintonia con la nostra natura più intima e smettere di inseguire persone, cose o le situazioni dalle quali far “dipendere” il nostro benessere.

Ritrovare il benessere psicofisico è ​sentirci protagonisti nella nostra vita e riprendere il timone della nostra esistenza, assaporare il gusto della libertà di “osare”. La paura del giudizio, la vergogna di sentirsi sbagliati o di perdere certe sicurezze, ci impedisce di esprimere le nostre esigenze, di fare quello che sentiamo buono per noi. Sono paure che abitano distretti del corpo, sono stampate nella struttura neurale più antica e per poterle gestire dobbiamo sviluppare capacità profonde in grado di controbilanciare queste paure antiche. Prendere in mano la propria vita significa, dunque, volgere lo sguardo verso la propria interiorità e chiedersi: “in che modo mi faceva stare bene dipendere dal successo professionale, dall’approvazione di certe persone o dal bisogno di sentirmi accettato? “a cosa ho rinunciato fino ad ora di buono per me in quella particolare situazione?”

Accanto al percorso di consapevolezza di sè Praticare “l’arte del rifugiarsi” come esperienza di meditazione aiuta a controbilanciare un senso di disorientamento e di incertezza costante che deriva dal non avere il controllo su come andranno le cose.

Praticare “l’arte del radicarsi” aiuta a controbilanciare il timore di non farcela e il senso di inadeguatezza.  

Praticare “l’arte del guardare con amorevolezza” aiuta a controbilanciare il senso di solitudine profondo in cui non percepiamo il nostro valore.

L’arte del rifugiarsi aiuta a riportare dentro se stessi la presenza di quel “luogo sicuro” che per anni abbiamo vissuto al di fuori di noi. Per esempio abbiamo rinunciato a realizzare i nostri talenti per non perdere le certezze che ci garantisce il presente, per esempio un posto di lavoro sicuro.

L’arte del radicarsi aiuta a sentirsi radicati nel terreno stabile sotto i propri piedi, impariamo a non sentirci capaci solo in certi contesti o solo quando qualcuno riconosce il nostro valore, ma impariamo a darci il permesso di rischiare la conquista di nuovi spazi di realizzazione, ci diamo il permesso di essere noi stessi anche a costo di essere criticati o giudicati. 

L’arte del guardare con amorevolezza aiuta a sentirci amabili anche quando nelle relazioni importanti ci sentiamo rifiutati.

“ Riprendere in mano la tua vita”, puoi farlo se con ferma gentilezza volgi la attenzione in modo intenzionale e non giudicante verso la tua interiorità!


Buona esplorazione!

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