Crescere è anche saper lasciare all’altro, rimandare all’altro la responsabilità delle sue re-azioni. Se l’amato ci lascia dopo aver sottolineato una nostra mancanza resta comunque una sua scelta. Noi possiamo prenderne atto, imparare dal nostro errore , imparare ad accoglierne il dolore che ne deriva d ma di certo non è colpa nostra. Se avesse voluto avrebbe potuto trovare altri modi per fronteggiare la crisi, ma l’altro ha scelto di chiudere e va bene così, questa è la sua libertà, ma non la nostra colpa.
Il senso di responsabilità è quel sentimento che emerge alla soglia della consapevolezza di in situazioni di fallimento o di delusione. Nonostante trovi le sue radici in emozioni come l’inadeguatezza, la colpa, il risentimento, l’ansia, il senso di responsabilità ci orienta a recuperare la nostra potenza interiore, il nostro potere. Attraverso il senso di responsabilità ci riprendiamo la possibilità di poter fare qualcosa per realizzare i nostri obiettivi di quel momento a partire proprio da quelle emozioni. Per esempio se vogliamo ritrovare una condizione di serenità abbiamo bisogno di fare qualcosa di diverso da ciò che abbiamo fatto finora: darci un permesso nuovo come saper dire di no o rendersi capaci di dire si, scegliere di prendere o di lasciare andare, accettare ciò che non possiamo controllare tutto o cambiare gli altri, riconoscere il nostro limite o quello dell’altro, accettare di pagare il prezzo o il rischio che sempre consegue alla scelta. Ecco che la responsabilità delle nostre azioni e delle nostre scelte ci espone alle possibilità che si dischiudono nell’incertezza che si crea quando qualcosa fuoriesce dalle attese.
Il senso di colpa è invece il nostro sentirci causa, origine della distruzione di una relazione. La colpa è un’emozione interessante, di tipo sociale che ci dice che le nostre azioni provocano degli effetti nel mondo circostante, ci rende consapevoli che abbiamo generato un danno, un dolore. La scelta di riparare agli effetti delle nostre azioni è poi compito del senso di responsabilità. Il senso di colpa invece ci tiene bloccati lì, nell’errore. Ci porta a credere che siamo causa della reazione che l’altro ha verso di noi, ci sentiamo colpevoli di aver generato noi quella reazione dell’altro contro di noi, quella critica distruttiva, quell’azione violenta contro di noi, quel silenzio punitivo causato da un nostro comportamento. Ci sentiamo colpevoli di aver generato noi quel disprezzo o quella punizione. Certo noi siamo responsabili dell’effetto delle nostre azioni sull’altro, dell’aver procurato un dolore, sofferenza, dell’aver tradito un patto, ma non siamo responsabili della azione con cui l’altro sceglie di reagire. Anche l’altra persona ha la facoltà di scegliere fra una miriade di re-azioni con cui gestire ciò che è accaduto. Di re-azioni che l’altro può scegliere ce ne possono essere infinite: anziché offendere, schiaffeggiare, punire, angosciarsi, disprezzare, umiliare, uccidere può scegliere di affermare il suo non mi piace, ribadire le sue regole, dialogare, riflettere, negoziare e tanto altro.
Il senso di colpa è un sentimento primitivo che sperimentiamo nella nostra storia infantile sin da subito perché è l’unico modo per tentare di controllare il mondo spaventosamente più grande di noi. Se piango mi sgridano o mi puniscono. E’ colpa mia! Se cambio io allora ottengo qualcosa di meglio. E’ così che arriviamo a sentire che forse è colpa nostra l’angoscia di un’intera famiglia, la lite tra i genitori, il sopruso ricevuto. E’ da qui che nascono pensieri del tipo se fossi stata più attenta, se avessi detto o se non avessi detto, se avessi fatto e così via. E’ così che arriviamo a sentirci un peso ogni volta che esprimiamo un nostro bisogno, ogni volta che proponiamo un comportamento che non piace a chi ci sta vicino. Ogni volta che le nostre aspettative non si realizzano ci sentiamo sbagliati, falliti, che siano grandi o piccole aspettative il peso della colpa è grave lo stesso.
